Due parole con Giuliana Consilvio
Intervista pubblicata su "Grafica d'Arte"
supplemento notizie n. 33/a del Marzo 1998

 

Nel campo dell'incisione, a Milano, ci sono alcune istituzioni che sono ormai "storiche": una di queste è il Laboratorio d'incisione situato in un'antica fornace, in via Cottolengo 40 (ora in Via Ettore Ponti, 21 - Milano - ndr). E' diretto da Giuliana Consilvio, cui abbiamo rivolto qualche domanda.

 D. Innanzi tutto, come è nato il suo Laboratorio?
 R. Negli anni Sessanta, con un gruppo di pittori e scultori, mi sono trovata a sperimentare le tecniche dell'incisione con l'ausilio di un torchio comune: è stato un periodo di fecondissimi scambi di creatività, di esperienze e di ricerche tecniche che l'incisione, molto più della pittura, sollecitava in tutti noi. In seguito, quando sono riuscita a disporre di un mio spazio attrezzato per la pratica dell'acquaforte e la stampa su torchio, ho avvertito come naturale l'esigenza di aprirlo a coloro che con me condividevano questa passione. Sono state senz'altro le persone che frequentavano il mio spazio a conferirgli la peculiarità di scuola-laboratorio.
 D. Ma lei è anche pittrice. Perché dunque un Laboratorio di incisione?
 R. Perché considero l'acquaforte una tappa fondamentale nel percorso che conduce alla conoscenza artistica.
 D. Si spieghi meglio.
 R. Spesso le persone che approdano nel mio Laboratorio sono completamente digiune di esperienze calcografiche; a volte, invece, devono solo approfondire una delle tante "discipline". Ecco, io credo che il processo creativo nasca proprio da questo "fare insieme" artigianalmente: dal momento della bisellatura di una lastra fino alla stampa a mano sul torchio, l'allievo incisore è motivato più dal procedimento tecnico che dal risultato che ne verrà. Da parte mia c'è il desiderio di trasmettere e di condividere esperienze, poiché è grazie al lavorare e allo sperimentare insieme che la creatività di ciascuno viene potenziata: in virtù di questo continuo scambio, di questa sorta di costante osmosi, è l'incisione a creare l'incisore.
 D. Che tipo di allievi frequentano i suoi corsi? E, soprattutto, lei come si pone nei loro confronti?
 R. Le persone che frequentano sono, ovviamente, molto diverse per età e formazione culturale. Lei mi chiede come mi pongo: daAllievi incisori al lavoro parte mia cerco di assecondare - sempre nel rispetto delle peculiarità dell'espressione calcografica - qualsiasi idea scaturisca durante il lavoro: ogni idea, infatti , deve concretizzarsi nella matrice ed essere ripetibile. Per l'allievo incisore è essenziale sperimentare il più possibile (morsure multiple, carte, cere liquide e solide, stampa a rullo o a tampone, ecc.), poiché la tecnica dell'acquaforte, apparentemente semplice, rivela, man mano che la si apprende, infiniti segreti e altrettante incognite.
 D. Laboratorio dunque, come insegnamento di tecniche e invito alla sperimentazione. 
 R. Non solo. Periodicamente organizziamo esposizioni dei lavori realizzati dagli allievi. Inoltre, ogni tanto, nel Laboratorio si svolgono dibattiti e tavole rotonde, per mettere a confronto opinioni diverse sull'arte grafica. E poi attività esterne. Tempo fa ad esempio ho tenuto con la collaborazione di un gruppo di insegnanti di una scuola elementare di Milano prima e di quella di San Donato Milanese poi, un corso di acquaforte per allievi dai sei ai dieci anni, nell'ambito del quale ciascun bambino ha potuto vivere l'esperienza esaltante dell'incisione. 

La conversazione finisce così, con un saluto, un grazie per aver risposto alle nostre domande, un arrivederci. Ci è rimasta impressa soprattutto una frase: "è l'incisione a creare l'incisore". Che cosa pensare allora dei foto incisori?