Nel campo dell'incisione, a Milano, ci sono alcune istituzioni che sono ormai "storiche": una di queste è il Laboratorio d'incisione situato in un'antica fornace, in via Cottolengo 40 (ora in Via Ettore Ponti, 21 - Milano - ndr). E' diretto da Giuliana Consilvio, cui abbiamo rivolto qualche domanda.
| D. | Innanzi tutto, come è nato il suo Laboratorio? |
| R. | Negli anni Sessanta, con un gruppo di pittori e scultori, mi sono trovata a sperimentare le tecniche dell'incisione con l'ausilio di un torchio comune: è stato un periodo di fecondissimi scambi di creatività, di esperienze e di ricerche tecniche che l'incisione, molto più della pittura, sollecitava in tutti noi. In seguito, quando sono riuscita a disporre di un mio spazio attrezzato per la pratica dell'acquaforte e la stampa su torchio, ho avvertito come naturale l'esigenza di aprirlo a coloro che con me condividevano questa passione. Sono state senz'altro le persone che frequentavano il mio spazio a conferirgli la peculiarità di scuola-laboratorio. |
| D. | Ma lei è anche pittrice. Perché dunque un Laboratorio di incisione? |
| R. | Perché considero l'acquaforte una tappa fondamentale nel percorso che conduce alla conoscenza artistica. |
| D. | Si spieghi meglio. |
| R. | Spesso le persone che approdano nel mio Laboratorio sono completamente digiune di esperienze calcografiche; a volte, invece, devono solo approfondire una delle tante "discipline". Ecco, io credo che il processo creativo nasca proprio da questo "fare insieme" artigianalmente: dal momento della bisellatura di una lastra fino alla stampa a mano sul torchio, l'allievo incisore è motivato più dal procedimento tecnico che dal risultato che ne verrà. Da parte mia c'è il desiderio di trasmettere e di condividere esperienze, poiché è grazie al lavorare e allo sperimentare insieme che la creatività di ciascuno viene potenziata: in virtù di questo continuo scambio, di questa sorta di costante osmosi, è l'incisione a creare l'incisore. |
| D. | Che tipo di allievi frequentano i suoi corsi? E, soprattutto, lei come si pone nei loro confronti? |
| R. |
Le persone che frequentano sono, ovviamente, molto diverse per
età e formazione culturale. Lei mi chiede come mi pongo:
da parte mia
cerco di assecondare - sempre nel rispetto delle peculiarità
dell'espressione calcografica - qualsiasi idea scaturisca durante
il lavoro: ogni idea, infatti , deve concretizzarsi nella matrice
ed essere ripetibile. Per l'allievo incisore è essenziale
sperimentare il più possibile (morsure multiple, carte,
cere liquide e solide, stampa a rullo o a tampone, ecc.), poiché
la tecnica dell'acquaforte, apparentemente semplice, rivela,
man mano che la si apprende, infiniti segreti e altrettante incognite. |
| D. | Laboratorio dunque, come insegnamento di tecniche e invito alla sperimentazione. |
| R. | Non solo. Periodicamente organizziamo esposizioni dei lavori realizzati dagli allievi. Inoltre, ogni tanto, nel Laboratorio si svolgono dibattiti e tavole rotonde, per mettere a confronto opinioni diverse sull'arte grafica. E poi attività esterne. Tempo fa ad esempio ho tenuto con la collaborazione di un gruppo di insegnanti di una scuola elementare di Milano prima e di quella di San Donato Milanese poi, un corso di acquaforte per allievi dai sei ai dieci anni, nell'ambito del quale ciascun bambino ha potuto vivere l'esperienza esaltante dell'incisione. |
La conversazione finisce così,
con un saluto, un grazie per aver risposto alle nostre domande,
un arrivederci. Ci è rimasta impressa soprattutto una frase:
"è l'incisione a creare l'incisore".
Che cosa pensare allora
dei foto incisori?